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Alternanza: confronto con il mondo o perdita di tempo?

Alternanza: confronto con il mondo o perdita di tempo?

L’alternanza scuola lavoro, citando le parole del Ministero dell’istruzione, è «un’esperienza formativa innovativa per unire sapere e saper fare, orientare le aspirazioni degli studenti e aprire didattica e apprendimento al mondo esterno». Durante il triennio ogni studente partecipa alla vita lavorativa di un’azienda ospitante al fine di introdursi nel mondo del lavoro con le idee più chiare ed eventualmente cogliere delle opportunità professionali arricchendo il proprio curriculum.

Come funziona. Il processo che porta uno studente a entrare come tirocinante in azienda inizia con il contatto tra questa e il “gruppo alternanza” (formato dalle professoresse Milvio, Pariani e Magli) oppure attraverso la mediazione delle famiglie. Quando l’azienda accetta la convenzione con la scuola e quindi l’accoglimento dello studente, quest’ultimo può lavorare presso quella società, per due settimane se frequenta la classe terza, per quattro se frequenta la classe quarta o quinta (ma dipende dalla scuola). Il tirocinio è basato sull’esecuzione dei compiti assegnati dal tutor aziendale ovvero la figura incaricata di guidare lo studente. Se il monte ore complessivo dell’anno è raggiunto, l’attività svolta viene valutata e inclusa nel voto della materia principale di indirizzo (ad esempio: informatica per l’indirizzo informatico; economia per l’indirizzo economico). La valutazione tiene conto dei giudizi del tutor aziendale, scolastico (ovvero il professore incaricato di aiutare lo studente) e della costanza con cui è stato compilato il “diario giornaliero” ovvero la redazione di un rapporto sulla giornata lavorativa per via digitale. Queste valutazioni determinano l’idoneità dello studente all’ammissione all’esame di stato.

Risultati ottenuti. Il progetto procede positivamente, dato che tra le classi terze e quarte 333 studenti sono stati ospitati in 170 aziende differenti, 71 delle quali convenzionate a partire da quest’anno. Inoltre si è avuta l’opportunità di espandere il programma all’estero e in altre regioni, con 3 aziende svizzere e una di Forlì. Risulta attiva la partecipazione dei professori, con 68 tutor scolastici coinvolti per seguire tutti gli allievi dell’istituto scolastico coinvolti.

Alessio Chiodin

IL RACCONTO

Credo che l’alternanza scuola-lavoro sia utile per farsi un’idea della vita lavorativa in azienda ed entrare nel mondo del lavoro senza trovarsi del tutto impreparati. Tuttavia in alcune aziende si tende ad assegnare mansioni non inerenti all’indirizzo di studio dello studente, che si ritroverà alla fine del progetto senza conoscenze più approfondite o nuove competenze nel settore in cui avrebbe dovuto svilupparle, un fatto che limita in misura netta la qualità dell’attività svolta e sconfessa gli intenti dell’alternanza stessa, ma sul quale non è possibile intervenire a valle. Dalla mia esperienza posso dire che l’intervento dei professori è sempre stato tempestivo ed efficiente, il che dimostra come la scuola supporti attivamente gli studenti. In conclusione è un’iniziativa interessante, che però potrebbe esserlo di più con una migliore partecipazione da parte di alcuni tutor aziendali e maggiori possibilità di lavorare all’estero, magari nella vicina Svizzera.

Alessio Chiodin 

IL RACCONTO 2

Durante le due settimane di alternanza scuola-lavoro sono stato ospitato dalla Provincia di Varese, che ha sede presso villa Recalcati. Prima dell’esperienza non avevo idea di quali mansioni si svolgessero al suo interno. Sapevo che il settore era quello tecnico e amministrativo; ecco tutte le conoscenze con le quali mi sono avvicinato allo stage in questa istituzione. All’inizio ci è voluto qualche giorno per ambientarmi nel settore e con il personale che vi lavora, d’altronde ero abituato a una vita scolastica e non a ritmi lavorativi. Alla fine di quest’esperienza mi accorgo di aver arricchito le mie conoscenze, ho approfondito vari temi nel campo impiantistico come la progettazione e la manutenzione.

A questo bagaglio di nozioni tecniche, si aggiunge una serie di aspetti formativi che hanno contribuito a forgiare il mio carattere e la mia persona: il rapporto quotidiano con l’utenza e con il personale dell’ufficio mi ha dato la possibilità di aumentare la mia sicurezza. Il settore in cui ho lavorato è il ramo di un albero che offre servizi di ogni genere ai cittadini.
A dirla tutta sono dispiaciuto che l’alternanza sia terminata perché ho provato molto interesse nei confronti di questa professione e sono contento di aver svolto il mio periodo di alternanza in Provincia e ho potuto constatare quanto complesso sia questo lavoro e quanto impegno e competenza richieda.

Francesco Daniele

IL TUTOR

cosa pensano le società dell’alternanza? Mauro Neri, titolare dell’azienda ZEN.ARTE specializzata in grafica e comunicazione, racconta la sua esperienza.

Quali erano le aspettative?

«Le aspettative erano negative, poiché mi è capitato in passato di ospitare stagisti con una bassa preparazione e per poco tempo. Questa volta avevo maggiori speranze perché da noi la parte informatica, rispetto a quella grafica, è più semplice. Sono soddisfatto».

La scuola riesce ad avvicinare gli studenti al lavoro?

«Di sicuro è utile e positivo provarci, però organizzando bene i tempi. Magari in terza può avere meno utilità che non in quarta o in quinta».

Durante i suoi studi ha mai fatto stage? Sono stati utili?

«Sì, ne ho fatto uno in un piccolo studio di grafica a Milano. È stato molto utile perché ho capito che a scuola non avevo imparato niente, ma anche perché ho potuto dimostrare a me stesso la voglia di fare, arrivando anche a dei risultati. Si è rivelata un’opportunità perché mi ha permesso di lavorare subito dopo gli studi».

Che influenza ha l’alternanza sul futuro degli studenti?

«Influenza positiva, perché dovrebbe metterti subito a confronto con il mondo reale, dove sei utile se fai qualcosa per portare avanti un progetto e sei inutile se non lo fai».

Un consiglio agli studenti?

«Siate curiosi di imparare, aldilà del vostro indirizzo di studi; abbiate la voglia di “rubare il lavoro”, di capire perché una determinata cosa si fa in quel determinato modo».

Daniel Montalbano
Morgana Calafato
Ruben Scopacasa

I GENITORI

Anche le famiglie vivono l’esperienza dell’alternanza. «Secondo noi – racconta Anna Mastropaolo, madre di un alunno frequentante il quarto anno di studi – è un’ottima cosa, mio figlio ha avuto la fortuna di fare lo stage in un posto dove ha messo in pratica ciò che ha studiato in questi anni, il che è molto importante. Serve ai ragazzi per capire se quello che stanno studiando è effettivamente la cosa che vogliono fare. Il trasporto sicuramente può essere un problema, ma risolvibile». Dal confronto con alcuni alunni dell’istituto è emerso che alcuni ragazzi durante l’alternanza sono stati “riposti” in un angolo, avendo poche possibilità di mettersi alla prova e apprendere il mestiere, provocando uno “spreco” di tempo e denaro per le famiglie.

Enrico Macchi 

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