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Dipendenze-intervista

Cos’è la dipendenza?

«Tutti siamo dipendenti da qualcosa o da qualcuno; quando eravamo bambini eravamo dipendenti dalla mamma e anche da adulti lo siamo: abbiamo bisogno di altre persone, di rapporti. Nessuno può essere indipendente da tutto, ci sono cose che non possiamo determinare da soli. La vita è così: un bambino non può nascere da una persona indipendente, ne servono due! Il punto è che ci sono dipendenze buone e cattive: queste si verificano quando una persona trova cose che non aiutano a essere di più se stesso, ma illudono. Sono tante, non solo la droga, anche il gioco per esempio, sono un modo di fuggire dalla realtà e lentamente rendono soli e tristi».

Si arriva alle droghe per caso o perché se ne sente bisogno?

«Quando inizia a crescere una persona sente un’irrequietezza, un desiderio, un’aspirazione… a essere felice!

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Alcuni incontrano la droga e magari un gruppo di gente che già la usa e sembra tanto sicura di sé. Allora si prova (a me è successo così) e la droga ti frega, perché le sostanze non possono fare altro che “addormentarti”… è come se uno avesse fame e andasse a dormire per non sentirla, ma quando si risveglia ne ha più di prima! La droga ti fa fuggire dalla realtà, cerca di non farti pensare (a chi sei, a cosa desideri, a cosa vorresti). Sei circondato da altri come te, che chiami amici, ma che non ti vogliono bene; la droga è una grande menzogna: promette di darti la felicità, ma può solo cercare di farti dimenticare che la desideri… e quando provi tristezza può solo promettere di fartela dimenticare. Nella mia storia ho imparato che la droga è una risposta sbagliata a una domanda giusta, a un bisogno di felicità che è la cosa più bella e più grande che ognuno ha».

Qual è la soglia oltre cui si può parlare di tossicodipendenza?

«É una dimensione prima psicologica che fisica. Quando una persona sente di avere bisogno di assumere sostanze anche solo per divertirsi, per essere più sicuro o perché la sua giornata sia più interessante, è già tossicodipendente. Da qui può svilupparsi una dipendenza anche fisica, ci si sente male (ansia, depressione e anche sintomi come nausea e vomito) se non si assumono sostanze».

In che modo è riuscito ad uscire dalle sue dipendenze?

«Il punto di partenza è stato accorgermi, dopo più di 10 anni, che non ero felice, che mi sentivo triste e disilluso. La droga mi aveva mentito, lasciandomi solo e triste. Che fare? Ho chiesto aiuto e sono stato accolto in una comunità terapeutica, cioè un luogo dove chi ha problemi di dipendenze può, accompagnato, cercare di uscirne. Sono rimasto in comunità per circa due anni, durante i quali ho lavorato su me stesso e ho capito quanto ho detto prima. In comunità ho avuto tanti strumenti a disposizione: farmaci, operatori, psicologi, piani terapeutici… tutto è lì per aiutarti. In verità a cambiarmi è stata un’altra cosa: ho incontrato persone che mi hanno accettato com’ero e voluto bene, nonostante gli errori. È stato sentirmi così abbracciato che mi ha fatto venire voglia di cambiare e di fidarmi anche di tutte le persone che erano lì per aiutarmi. La comunità per me è stata come una seconda famiglia e siamo amici ancora oggi».

Cosa consiglia ai ragazzi che si avvicinano alle droghe?

«Innanzitutto di non sentirsi a disagio per le aspirazioni che sentono; non è una sfortuna e neanche una cosa da “ragazzini”: è anzi il segno di un’umanità grande. Consiglierei di cercare rapporti e amici che aiutano a tenere vive quelle domande, ma soprattutto che ci facciano sentire “abbracciati”, voluti per quelli che siamo e non ci costringano a essere in altro modo. L’amicizia vera. Ci vuole un grande coraggio, andare controcorrente e non aver paura di chiedere aiuto se si è in difficoltà. A tutte le età una compagnia di amici veri è importantissima, così come ricordarsi che la droga non risolve i problemi, anzi ne crea di più grandi: nascondere la testa sotto la sabbia non serve a nulla».

Nicolas Guarini 

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