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Memoria e macchine

La presenza massiva della tecnologia nella nostra vita influenza il nostro modo di pensare e di percepire il mondo. Tra tutti i fattori che la tecnologia tocca nel nostro quotidiano, uno dei più significativi è la memoria, sia quella concessa dalle nostre schede SD e hard disk sia quella del nostro cervello. Secondo il dizionario Treccani “memoria” è la “capacità di ritenere traccia di informazioni […] e di rievocarle quando lo stimolo originario sia cessato riconoscendole come stati di coscienza trascorsi”. Il processo di memorizzazione è costituito di due passaggi: immagazzinare le informazioni e riuscire a riportarle nel presente.

Aiutarci con un dispositivo ci toglie autonomia nel primo passaggio, ma davvero stiamo diventando smemorati o sta cambiando anche il nostro modo di memorizzare e imparare? I sostenitori di questa tendenza, come il giornalista Massimo Gramellini sulla sua rubrica “Il caffè” sul Corriere della Sera o Paolo Bonolis nel suo discorso per TEDx (visibile su YouTube), denunciano il fatto che il “muscolo” della memoria si stia atrofizzando e che questo porterà a un generale smarrimento culturale e personale, a partire dalla «data di nascita di Napoleone», citando Gramellini, fino alla rimozione di momenti importanti della nostra vita. Chi è a favore degli aiuti tecnologici, a partire da alcuni esponenti del Movimento Cinquestelle che, secondo Gramellini, sono arrivati a proporre l’adozione di un formulario per i maturandi dello Scientifico, invece ritengono che siamo troppo legati a un nozionismo di tipo mnemonico e che l’eccesso di informazioni non permetta una memorizzazione stabile: il formulario lo si può ricordare per intero il giorno dell’esame, la settimana dopo forse per il 10%.

Verrebbe da chiedersi cosa sia importante memorizzare, ma ciò che conta è come ci serviamo di queste risorse. Non è equilibrato seguire un concerto live dallo schermo del cellulare, ma lo è tenere una foto ricordo. Non serve conoscere tutti i numeri sulla rubrica, bastano quelli utili in caso di emergenza. Da sempre ci siamo aiutati con mezzi esterni per memorizzare, prima con carta e penna, ora con l’elettronica. Il motivo per cui scriviamo è proprio perché non possiamo ricordare tutto. Con le risorse di cui disponiamo oggi e i nuovi metodi di studio sviluppati abbiamo la possibilità sia di migliorare le nostre prestazioni sia di peggiorarle, dipende tutto da come ci approcciamo al mezzo, dal contenuto da memorizzare e dalle nostre esigenze effettive.

Alessio Chiodin

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