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Violenza sulle donne

La violenza sulle donne è un tema che interessa da vicino i giovani, i quali di frequente sono sia testimoni sia protagonisti sia vittime di episodi di prevaricazione. Per questo il Keynes nel corso dell’anno scolastico ha proposto agli studenti diverse occasioni di riflessione sull’argomento, a partire dal ciclo di incontri “Parliamo di violenza sulle donne”, in collaborazione con il liceo Cairoli di Varese e ospitato presso i Giardini Estensi, proseguendo con il progetto“Violenza e diritti delle donne”, che ha consentito ai ragazzi di pensare al modo che hanno di vivere le relazioni affettive, e con la mostra d’arte “Donne al muro”, frutto della sinergia con il comune di Gazzada Schianno.

È sconcertante pensare che nel 2017, in una società che si percepisce all’avanguardia ed evoluta, la violenza sulle donne sia ancora presente e così diffusa. Basti pensare che nel corso degli anni, nonostante le varie campagne di sensibilizzazione sull’argomento e l’introduzione di appositi reati nel Codice Penale, i casi di violenza domestica e di femminicidio sono aumentati sino a diventare un fenomeno che tristemente fa parte del nostro quotidiano.

Secondo i dati Istat, oltre cento donne vengono uccise ogni anno in Italia e sono 7 milioni quelle che nel corso della loro vita hanno subito forme di violenza o di abuso, nella maggior parte dei casi da parte di persone che sostengono di amarle, familiari o amici. Per violenza non si vuole intendere semplicemente quella fisica, ma ogni forma di sopraffazione perpetrata ai danni delle donne. Il fenomeno dello stalking continua a dilagare senza controllo e senza dubbio l’avvento degli smartphone e dei social network ne ha ampliato la portata: sempre secondo Istat sono 3 milioni e 466 mila quelle che hanno subito vere e proprie persecuzioni nel corso della loro vita e la maggior parte di queste, all’incirca l’80%, non ha voluto o non ha trovato la forza di denunciare l’accaduto.

I maltrattamenti non conoscono confini sociali né economici, vittime e aggressori appartengono a tutte le classi sociali e i dati evidenziano il fatto che episodi di violenza di genere  vengono perpetrati con maggior frequenza in  famiglia o per mano di conoscenti stretti delle vittime. Un’ulteriore forma di prevaricazione che può essere attuata è la violenza psicologica, un’angheria subdola con cui l’uomo  cerca continuamente di sminuire la donna, isolarla dalle relazioni umane per meglio poterla controllare, isolare: a differenza dei maltrattamenti fisici, che lasciano segni ben visibili sulla pelle, la violenza psicologica, spesso sottovalutata e trattata con un sottile filo d’ipocrisia e sufficienza anche da chi ne è testimone, è più difficile da individuare e di conseguenza aiutare una persona che ne soffre può essere arduo. Senza contare che sopraffazione psicologica e fisica possono essere presenti nello stesso momento, magari unite a quella economica, che rende la donna del tutto dipendente dall’uomo che è anche il suo aguzzino.

In una società evoluta, che voglia essere definita tale, questo genere di violenza non può e non deve essere tollerata, eppure la maggior parte delle persone ormai non rimane sorpresa dalle continue notizie di soprusi subiti dalle donne o di femminicidi, anzi rimane indifferente come fosse un evento incontrollabile che sempre c’è stato e sempre ci sarà. Forse l’indifferenza verso un crimine del genere è la peggiore delle violenze.

Enrico Macchi 

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